la famiglia mari trae la sua origine dal castello e comune di carmignano
Adriano Mari (1813-1887), di antica famiglia toscana , insigne giureconsulto
e protagonista del nostro Risorgimento, creò la tenuta di Terenzano
nel 1844. Da allora la fattoria è specializzata nella coltivazione
dell'olivo e nella produzione di un olio la cui qualità è
garantita dal frantoio aziendale, in grado di lavorare le olive appena
raccolte.
Secondo il Repetti "Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana"
(Firenze 1843 vol.V pag.508), l'origine del nome TERENZANO andrebbe cercata
nei possessi che in età romana ebbero in questo luogo genti della
famiglia TERENZIA. Un'altra interpretazione scherzosa fa invece derivare
il nome da TERRENO SANO, ad indicare la particolare fertilità del
suolo.
Sempre il Repetti ricorda un documento del 1140 relativo a una rinunzia
in favore dei monaci di Vallombrosa di tutti i diritti che un tale aveva
sopra alcuni beni posti in questo Terenzano.
Su Terenzano si diffonde anche il Carocci "I Dintorni di Firenze"
(Firenze 1906 vol.I pag.20 e ss). Fino a tempi recenti il territorio di
Terenzano era costituito in parrocchia, con chiesa prioria dedicata a S.Martino.
La chiesa, duecentesca ma rimaneggiata all'interno nel Settecento, conserva
ancora un grande crocifisso di legno attribuito a Giambologna.
Accanto ad essa sorge il Palagio della Rosa, fin dal XIV secolo casa da
signore della famiglia Gherardini. Un membro di questa famiglia, Francesco
di Taddeo, ricevette da Papa Martino V la Rosa d'Oro, avvenimento che venne
ricordato nel nome della villa e di una delle strade che attraversano il
territorio.
Poco sopra la chiesa si trova la Torre, in origine casa turrita degli Alberti
Ristori ridotta a colonica dai Ghibellini dopo la battaglia di Montaperti
(1265). Degna di nota è anche la villa di Bagazzano, già palazzina
di caccia dei Medici, la cui loggia è attribuita al Vasari.

La famiglia Mari, che dal 1844 è radicata in questo luogo, trae la sua
origine dal castello e comune di Carmignano, di cui fu una delle Dodici
Famiglie dette 'di Parentado' alle quali erano riservate le cariche del
comune fin dalla sua fondazione nel XIV secolo. (Vedi Comune di Carmignano
"Inventario dell'Archivio Preunitario di Carmignano" a cura di
E.Insabato e S.Pieri, Firenze, All'Insegna del Giglio 1983).
Entrati nei ruoli amministrativi del Granducato di Toscana, i Mari furono
ascritti alla Nobiltà di Pisa (Archivio di Stato di Firenze, Nobiltà
e Cittadinanza Toscana, filza di giustificazioni XXX,17) e alla Nobiltà
di Firenze (ASF, Nobiltà e Cittadinanza Toscana, filza di giust.LXXI,9).
Si segnalarono con Cosimo (1716-1796) Gonfaloniere di Pisa e Ciambellano
del Re di Polonia Stanislao Poniatowski; Lorenzo (1766-1824) ufficiale di
cavalleria comandante dell'insurrezione antifrancese del 1799 detta 'Viva
Maria'; Adriano (1813-1887) patriota e giureconsulto insigne, Presidente
della Camera nel periodo di Firenze capitale d'Italia, Ministro di Grazia
e Giustizia nel primo Ministero Menabrea, e infine Senatore; e Marino (1890-1944)
nipote del precedente, esponente dell'antifascismo liberale fiorentino,
caduto nel campo di sterminio di Mauthausen.
Su Adriano Mari vedi Moise Finzi "Adriano Mari" (Firenze, Le Monnier
1888); Francesco Pera "Nuove Biografie Livornesi" (Livorno, Giusti
1895); Marino Mari "L'Arresto di Garibaldi e il Ministero Menabrea"
(Firenze, Baldoni 1913); e in genere tutti i dizionari del Risorgimento.
Su Marino Mari vedi "Marino Mari" di AA.VV. (a cura del Comune
di Fiesole, Firenze 1983); Marisa Brambilla e Gianni Fantoni "Resistenza
Liberale a Firenze" Roma, ELiDiR, 1995; e in generale le opere sulla
Resistenza in Toscana.
Il primo nucleo della Fattoria di Terenzano fu acquistato da Adriano Mari
nel 1844. Con successivi incrementi la tenuta giunse ad occupare un'estensione
di 92 ettari e 12 poderi comprendente buona parte del territorio dell' omonima
parrocchia. La formazione di quest'enorme proprietà non è
un caso isolato.

Nella stessa
epoca, sempre nel comune di Fiesole, il nobile inglese John Temple Leader
(1810-1903) creava un vero e proprio 'feudo' di 280 ettari con 26 poderi,
9 ville, un monastero e i ruderi di un castello.
Ridimensionata dalle successioni, la proprietà di Terenzano passò
finalmente al nipote Marino Mari, il quale, non potendo occuparsi di politica
a causa della sua avversione al regime, vi dedicò negli anni Trenta
tutta la sua passione di agricoltore e di innovatore nel campo dell'agricoltura.
In quel periodo Terenzano fu più volte premiata come prima fra le
piccole aziende della provincia di Firenze. Oggi la fattoria si estende
su 40 ettari di cui 36 di oliveto specializzato e 4 di bosco.